Gli ambiti che il diritto d’autore tutela, sono stati moltiplicati dalle nuove tecnologie.
Nuove categorie di opere (software e data-base, ad esempio) e storiche tipologie modificate dall’unione dei caratteri binari di opere diverse che si fondono in un risultato unico (opere multimediali nate dal collage di diverse fotografie con l’aggiunta di un brano musicale o di qualsiasi altro elemento che sia convertibile in una sequenza di bit, tanto per citare una possibilità). E poi strumentazione innovata, con macchine fotografiche digitali che escludono l’uso del negativo e, di fatto, eliminano il supporto sensibile sul quale ci si basava in precedenza per la determinazione della paternità dell’opera.
La digitalizzazione, inoltre, consente l’intervento dell’artista anche in un tempo successivo allo scatto in modo più massiccio e determinante rispetto a quelli possibili in camera oscura. Velocità di trasmissione e la possibilità di riprodurre in maniera illimitata l’originale senza deteriorarla sono caratteristiche che hanno favorito l'affermarsi del digitale soprattutto tra i fotogiornalisti.
Nuovi problemi nascono però nella tutela del diritto d'autore. Seguendo la stessa strada che apre le porte al dubbio quando ci si trova davanti ad un’elaborazione di un’immagine primitiva, oggi si arriva a porsi domande del tipo: chi è l’autore? Il fotografo che ha scattato la fotografia o chi l'ha elaborata? E per quanto riguarda la possibilità di creare opere d’arte interattive, diverse secondo l’interpretazione del fruitore, quali regole vanno seguite?
L’interattività deve tener conto del diritto morale spettante al fotografo, impedendo ogni fissazione dell’immagine modificata anche in maniera temporanea. Ma qui entra in gioco il problema della memorizzazione delle pagine internet nella memoria cache del computer.
«L’evoluzione tecnica ha reso possibile la realizzazione di opere d’arte prima inconcepibili e ha dato al fotografo un ruolo nuovo anche come operatore economico. Parallelamente, la nuova tecnologia ha determinato una trasformazione delle grandezze economiche: al posto del patrimonio e della proprietà, l’era digitale ha posto l’accesso ai servizi offerti dalle nuove tecniche» ha affermato Tito Ballarino, professore ordinario all’università di Padova,nell'introduzione del libro "Fotografia e diritto" di Salvo Dell'Arte.
È facile intuire che la tecnologia digitale rende più vulnerabili le fotografie e più facili le violazioni dei diritti dei fotografi e, al tempo stesso, può essere utilizzata dagli stessi autori per impedire o limitare gli atti in violazione dei loro diritti. È una specie di gara, tanto per restare in ambito sportivo: vince chi riesce ad innovarsi e specializzarsi con maggiore velocità e precisione.
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