Il ministro dell'istruzione Giuseppe Fioroni e il presidente del Coni Gianni Petrucci hanno annunciato che, dopo 11 anni, torneranno i Giochi della gioventù su tutto il territorio nazionale.
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Cento le province coinvolte. Grande assente la città di Torino. Ma i numeri si impennano se si scende nel particolare: 1.641 scuole, 3.165 ragazzi, 11.331 classi, 217.519 alunni di cui oltre centomila nel Sud Italia.
«Lo sport italiano ha intrapreso una nuova strategia per il rilancio dell'attivitá sportiva: una rilanciata e ritrovata collaborazione tra il mondo della scuola e il mondo dello sport» ha detto il presidente del Coni, ricordando che è imminente la firma di un protocollo d'intesa con il ministero dell'Istruzione.
Fioroni, da parte sua, ha affermato: «Non vogliamo solo uno sport di vertice che cerchi dei vincitori. I Giochi della Gioventù hanno come slogan "tutti protagonisti, nessuno escluso": non ci sarà spirito competitivo e per questo non sono previste finali nazionali». Al suo posto sono state previste feste di sport in ogni provincia che rappresenti la conclusione dell'attività svolta nell'anno scolastico.
Istituiti nel 1968 - la prima edizione è del 1969 - i Giochi della gioventù furono soppressi dopo il 1998 per le ristrettezze finanziarie del Coni. Essi erano una manifestazione di massa con finali nazionali e numeri da Olimpiade, record e tanti atleti tra i 12 e i 14 anni al loro primo grande successo, che spesso hanno avuto un futuro nello sport.
Oggi si ripropongono «con una formla totalmente innovatica e attuale: non un semplice "evento - ha detto il segretario generale del Coni, Raffaele Pagnozzi - ma la proposta di un percorso a cura degli insegnanti di educazione fisica della scuola secondaria di primo grado che accompagni i ragazzi durante tutto l'anno scolastico»
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