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Pamela Lippolis ha il viso pulito e gli occhi vigili. Gesticola poco quando parla della sua passione per la fotografia. «Sono laureata in Scienze della comunicazione e l'interesse per la fotografia è nata proprio durante gli studi, frequentando il corso di educazione all'immagine». Poi la possibilità di frequentare il master per specializzarsi nella fotografia sportiva l'ha convinta che questa potrebbe davvero essere la strada giusta per il suo futuro lavorativo.
«Sono volontaria per Medici senza Frontiere. Ammetto che mi piacerebbe partire con loro, come fotografa. Ma ho un po' paura. Forse se non lasciassi nessuno qui ad aspettarmi.... Da quando sono lì ho visto e letto tanto. Ammiro chi riesce a lasciare tutto e andare».
Al corso usano le macchine fotografiche personali, oppure quelle che l'università mette a disposizione e che possono essere riscattate alla fine del master. «Ho una Nikon D50 con due obiettivi, al momento - un 17/50 e un 70/200 - a cui aggiungo un monopiede e un flash». Il corredo fotografico, d'altronde, si costruisce nel tempo.
Nasconde dietro un sorriso, una preferenza "di stile" per quanto riguarda le macchine fotografiche: «Amo quelle nere: le trovo più professionali».
All'interno del corpo macchina c'è una card da 512 Mb e l'archivio...beh, quello al momento è ancora solo sul computer. La mole di lavoro svolta lo permette, per ora.
Nel suo curriculum, però, ci sono già alcuni servizi e qualche disavventura. Come quando scattò una foto ad un uomo davanti alla basilica di San Giovanni in Laterano. «Una bella foto, con una buona composizione: la persona ripresa aveva una maglia colorata che si distingueva bene dallo sfondo, un cane gli giocherellava intorno... Solo che era un clandestino e ha avuto paura. Mi è corso dietro e ho dovuto cancellare la fotografia».
Anche se il suo genere preferito resta lo still life, Pamela Lippolis stima molto il corso frequentato. «Grazie ad una convenzione con la Federazione italiana di nuoto - la Fin - siamo stati ammessi alla manifestazione Roma acquatica dove la maggior parte di noi (partecipanti la master ndr) ha scattato le fotografie che poi sono rimaste nel portfolio personale». A bordo vasca, per riprendere nuotatori, tuffatori e atlete del nuoto sincronizzato. A toccare con mano il lavoro del fotografo sportivo. «La fotografia di sport - dice - vuol dire trasporre su carta la tensione e il movimento elegante dell'atleta».
«Quando fotografo sto bene» confessa mentre parla in generale delle sue attività attuali. È alla ricerca di una sua strada lavorativa nel campo, aspetta qualche risposta, immagina qualche altra possibile via da percorrere.
Il sogno? Resta far parte dell'agenzia Magnum...
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