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L'utilizzo del digitale è una condizione indispensabile per tutti coloro che lavorano nello sport. Lo è da almeno sette anni, ormai. «La pellicola in questo settore è riservata solo a chi intenda fare realizzazioni particolari».

Vanda Biffani lavora con attrezzatura Nikon da sempre: «Non avrei un motivo particolare per cambiare marca di corpo macchina e ottiche». E mentre parla afferra la sua Nikon D2X, la impugna e mima i movimenti veloci, semiautomatici, che compie quando è sul campo di gara. Ci spiega che cambiare implica un periodo di rodaggio della nuova attrezzatura per far sì che i cambi delle impostazioni siano veloci e istintivi. «Senza contare che per noi fotografi riconosciuti professionisti da Nikon Italia ci sono delle agevolazioni sia sull'acquisto che sulla manutenzione delle apparecchiature e la concorrente Canon non si discosta molto dalle prestazioni che ottengo con una Nikon: sono, entrambe, macchine di alto livello».

LE MACCHINE FOTOGRAFICHE. «Da quando ho la nuova Nikon D2X non uso altro», ammette la Biffani.  Ma quando si sposta per realizzare i suoi servizi non manca mai di portare con sè la coppia di Nikon D2H, adatte alla fotografia sportiva per i tempi di risposta dello scatto, molto brevi. Buona la rapidità dell'autofocus, continua la fotografa: aggancia i soggetti anche in rapido movimento e si adatta quindi alla fotografia d'azione.

Un discorso a parte merita la scelta delle ottiche «che devono essere molto luminose». Vanda Biffani lavora in genere con il 300mm e con lo zoom 80-200mm. «Per i dettagli come mani o piccoli particolari, se mi posso avvicinare uso l'85mm per avere il massimo del dettaglio, oppure il Nikkor 300mm f/2.8 che ritengo eccezionale per isolare il soggetto dal contesto». Vale la regola di scegliere l'ottica in base alle discipline che si intende seguire e conoscerne molto bene le potenzialità.

GLI ZOOM. La fotografa li definisce preziosi ma non sempre utilissimi quando ci si trova a fotografare degli sport in ambienti poco luminosi. Nelle competizioni indoor diventano vantaggiose, allora, le focali fisse e ad altissima luminosità come il 50 f1/4. Utili nella ripresa di movimenti rapidissimi che durano frazioni di secondo. Con focali medio-tele, che aiutano nella composizione dell'inquadratura, il loro utilizzo è ancora migliore.

Al contrario, lo zoom diventa una necessità assoluta quando si deve coprire una gamma di situazioni molto ampia. Per esempio nelle gare di atletica, dove alla gara di salto in alto segue a pochissima distanza temporale quella di salto in alto e poi ancora il podio al termine delle gare.

I FLASH. Negli sport indoor il flash viene quasi sempre evitato. «Disturba gli atleti, a volte in momenti cruciali della gara; e a volte la sua portata è insufficiente e la luce, proveniente da un unico punto, può risultare piatta o, peggio, finta». Tanti sono anche i vincoli tecnici. Uno tra tutti, il tempo di ricarica, troppo esteso rispetto alla necessità di effettuare raffiche veloci.

Essenziale invece nella tecnica fill-in, abbinato ad obiettivi con focale medio-corta, e per gli scatti fuori gara - ritratti degli atleti e fotografie del podio. Ha quattro flash che usa in sicro: «È certamente un gran vantaggio non dover più usare lampade e prolunghe quando vado nelle palestre per i reportage».

LE SCHEDE DI MEMORIA. In una giornata di lavoro si possono produrre anche mille fotografie. Una possibilità di scelta data dal digitale che si paga nell'enorme lavoro di post-produzione. «In realtà - confida Vanda Biffani, scorrendo le sue fotografie preferite nel portatile acceso sul tavolo - già mentre stai scattando puoi fare una scelta preliminare».

Il problema della conservazione delle immagini è uno dei più scottanti, al momento, accanto a quello del copyright. In genere la fotografa preferisce servirsi delle schede di memoria - ne ha delle più diverse dimensioni - piuttosto che le memorie esterne. Una volta terminate le riprese, inizia la seconda fase del lavoro, importante quanto la prima: «A volte, a distanza di settimane, ti chiamano dalle redazioni dei giornali e ti chiedono una foto nello specifico. Se non l'hai archiviata seguendo una logica ferrea, dandole un nome specifico, le possibilità sono due: o perdi tantissimo tempo a cercarla, o perdi un lavoro». Cd-rom e Dvd sono degli ottimi alleati dei fotografi. Peccato occupino troppo spazio quando il materiale da archiviare è così tanto.







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