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Vanda Biffani ha già tirato fuori la valigia per Pechino 2008. Un appuntamento da non perdere dopo l'esperienza nella precedente edizione delle Olimpiadi ad Atene. 

Inizia a fotografare da professionista per un lavoro di documentazione con altri fotografi in giro per l'Italia. Un contratto con la Fondazione J. Paul Getty di Santa Monica, California.
Quattro anni alle prese con basiliche, palazzi e siti archeologici. Grazie all'esperienza maturata nella fotografia d'architettura realizza due volumi: Rome et ses vielles Églises, edito dall'École française de Rome nel 1990, e Imprimerie Nationale de Paris, curato dallo storico d'arte Pierre Grimal nell'anno seguente.

Poi, spinta dal fratello, si avvicina al motociclismo. Erano gli anni Ottanta e «il mondo delle corse era più a misura d'uomo rispetto ad oggi» racconta con una tazza di caffè tra le mani. Tempi meno frenetici, meno condizionati dall'esigenza di avere immagini in tempo quasi reale. Nel mondo delle moto lei ha seguito anche le gare di motocross. Ma la potevi trovare anche sulle piste di Formula 1 con il suo teleobiettivo e il monopiede, pronta a scattare. Nel 1996, dopo anni a seguire la Federazione nazionale, il gran salto: il Campionato mondiale di motociclismo e di motocross come fotografa ufficiale per Dorna Sports e Dorna Off Road.

Oggi il suo portfolio è ricchissimo e abbraccia anche le discipline olimpiche, con una particolare predilezione per la ginnastica, lo judo, la scherma. Accanto ai mondiali, la sua attività comprende reportage di discipline diverse: dai tuffi sincronizzati alle regate, dai masters di tennis ai concorsi ippici.

Partire dai piccoli eventi, passare tanto tempo con gli atleti, avere la costanza nel seguire la stessa disciplina per periodi anche piuttosto lunghi. E non perdere mai la curiosità. Caratteristiche che l'hanno portata a ricoprire la posizione di photo manager per le Olimpiadi invernali di Torino 2006. «Vivere con gli atleti, avere con loro un rapporto che vada oltre il singolo servizio fotografico, garantisce una marcia in più. Quando ti vedranno dietro la macchina fotografica, manterranno la loro naturalezza, ti regaleranno un sorriso. Oppure, tra i tanti fotografi davanti al podio cercheranno proprio te».

«È un mestiere per il quale è fondamentale l'esperienza. Penso, però, che non sia utile fotografare la disciplina sportiva da cui si proviene: perdi la capacità di vedere il "nuovo". E la ripetitività ti rende sostituibile». Certo, un minimo di competenza tecnica è indispensabile per ottenere buoni risultati. Conoscere lo stile di guida di un pilota ti permette di prevedere la sua traiettoria in pista e immaginare dove "scollinerà". Sapere qual è il passaggio importante per il punteggio in un esercizio di ginnastica ti dà la possibilità di anticipare l'azione l'azione e poterla riprendere nel momento giusto. E calibrare in anticipo la macchina fotografica per evitare dominanti di colore.

Ma cos'è che rende un fotografo un professionista?
Lei risponde con un aria seria e consapevole, posando lo sguardo sulla sua macchina fotografica: «Professionismo è sapere quando scattare. È garantire un servizio ben fatto, non soltanto qualche scatto venuto bene. Perché tutti possono ottenere una bella fotografia, soprattutto oggi che con il digitale è possibile scattarne tantissime. Garantire continuità nella qualità, invece, è da professionisti».
L'estesa possibilità di ottenere immagini digitali per Vanda Biffani non è un bene: «Brutte fotografie sporcano il mercato e creano preconcetti, oltre a creare un livellamento verso il basso della qualità delle immagini».

La fotografa può vantare la collaborazione con numerose testate specializzate. Dalla Gazzetta dello sport, a Sport Week; da Motosprint a Motonline; e poi Il ginnasta, Athlon; e poi aziende come la Roche Spa e diverse testate straniere.

Approfondimenti:
» L'attrezzatura utilizzata







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