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Amelie Mauresmo
© Ray Giubilo

Un corso di fotografia durante gli studi universitari in Inghilterra. Inizia così l’avventura di Ray Giubilo nel mondo della fotografia. Un’esperienza che abbraccia ambiti diversi e che lo porta a seguire lo sport: tennis in particolare, ma anche lo sci e le grandi manifestazioni come le Olimpiadi di Torino.

Le prime esperienze lavorative nel 1981 a Sidney, Australia. In studio a scattare fotografia di moda e ritratti. Un’esperienza che adesso giudica importante per gli strumenti tecnici che quello stile gli ha permesso di acquisire. «Tanto più che il mercato è quasi tutto pubblicità di sport, fotografie per i cataloghi, commissioni per aziende piuttosto che per le federazioni» racconta Ray Giubilo.

Anche lui è affezionato alla sua Nikon, compagna di sempre: usa una D2X che permette di dimezzare il file e di raddoppiare la focale. Al suo interno, si possono trovare schede di memoria tra i 2 e i 4 Giga. «Dipende se sto lavorando in jpeg o se mi sto salvando le fotografie anche in Raw».

 

Per l’archiviazione, dove ci sono ancora esperienze diverse tra i fotografi, il fotografo fa una distinzione: «Quando sono in viaggio ho un hardisk portatile da 80 gigabyte che mi garantisce una buona autonomia. A casa, poi, trasferisco tutto su Dvd. Poi faccio una scelta in base ai possibili acquirenti dei miei scatti e li organizzo sulla mia Image bank». È uno spazio sul web organizzato da una società olandese. Ray Giubilo la definisce «probabilmente il modo migliore per archiviare le mie fotografie», per la quantità di spazio disponibile e la possibilità di assegnare a ogni committente una password dedicata per entrare direttamente nelle sue cartelle.

Campione in erba
© Ray Giubilo

«L’image bank funziona così – spiega il fotografo - Oltre alle immagini visibili a tutti, c’è una sezione accessibile soltanto con password e nome. Così ho la possibilità di scambiare con molta semplicità e rapidità le mie fotografie e di poter risalire alle aziende che le hanno utilizzate».
Tante immagini vengono dall’Australia che, oltre ad essere il luogo dove ha iniziato a fotografare gli Open di tennis nel 1989, è il continente in cui è nato. «Alcune fotografie puoi farle solo lì, per via della luce particolare». E lui di luce se ne intende. Il calcolo della luce incidente e di quella riflessa è, ormai, quasi automatico. Esperienza di anni passati dietro un obiettivo. In studio o in cima allo stadio con monopiede e teleobiettivo.

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