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Una vita con la macchina fotografica a tracolla. Alla ricerca della notizia.
Come per altri, l'esperienza da fotografo di Massimo Capodanno inizia a Londra. Con una Hasselblad. Fotografia di moda e pubblicità, come assistente nello studio di Jeff Vickers per fotografi del calibro di Mark Hammilton e Duncan Willet. Lavora in 2 sale di posa a Soho. Proprio in quel quartiere scopra la sua passione per la cronaca. Era il 1969.
Quando torna in Italia, l'anno successivo, inizia a collaborare con l'ufficio stampa Rai e con la pagina culturale del Messaggero. Poi una nuvoa esperienza: il confronto diretto con la cronaca nera.
L' esperienza londinese lo ha formato, gli ha insegnato a usare le ottiche, a dosare le luci, a cercare le espressioni. Ma non gli basta, cerca altro. E lo trova nella colalborazione con l'Ansa nel 1973. La grande agenzia, la gavetta. «All’ultimo arrivato, si sa, toccano tutte gli eventi meno importanti, a volte noiosi. Sei sempre in giro durante il tuo turno. A volte ti trovi anche in situazioni rischiose».
Mentre parla apre la galleria delle immagini sul suo portatile. Un bell’archivio ma non sterminato come ti aspetteresti. Il perché è presto svelato dalle cartelle nere che ha dietro la scrivania, nello sgabuzzino, sul tavolo con le immagini sviluppate da pellicola. «Ho parecchi scatti su negativo» racconta «e dietro ogni fotografia c’è una storia». Vissuta sulla sua pelle.
Anche Massimo Capodanno utilizza l’attrezzatura Nikon anche se «ora si inizia a usare Canon. In genere lavoro con le attrezzature dell’agenzia, ma io ho macchine di diversi tipi, “collezionate” nel tempo».
Un rapporto un po’ particolare con lo sport, lui che si è trovato molto più spesso fuori dagli stadi che dentro, nei box prima delle partenze piuttosto che lungo i tracciati delle corse automobilistiche. Tra le sue fotografie, che puoi sfogliare materialmente oltre che scorrere con il mouse del computer, trovi Nicky Lauda come l’arrivo di una tappa del giro d’Italia. Un amazzone sul suo cavallo mentre salta l’ultimo ostacolo e gli scontri tra tifoserie. Cronaca prima di tutto. Per un’agenzia di stampa. «Una buona foto? Quella a cui non devi aggiungere nulla».
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