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La valigia è lo specchio della sua vita. Guardi il rivestimento e capisci che potrebbe davvero eliminare la spesa del telefono fisso.
Ogni weekend un viaggio e ogni weekend una gara. In giro per un mondo che, da quando segue il campionato mondiale di rally, è diventato "il" mondo.
«Sacrificio, sacrificio, sacrificio» dice parlando del suo lavoro, che ama ma che lo porta lontano da casa e dagli affetti troppo spesso.
Però glielo leggi negli occhi che non rinuncerebbe alla fotografia di rally per niente al mondo: è un qualcosa che ha scelto e che adesso è parte di lui.
Trevigiano di nascita, Massimo Bettiol segue il Campionato mondiale e quello italiano di rally come fotografo ufficiale. Ma, come tutti, ha iniziato dagli sport minori. «Andavo a vedere le corse di Formula 1, come fanno in tanti. Ho provato a fotografare lungo il circuito di Monza con una compatta. Poi ho seguito delle lezioni per la verifica dei percorsi nei circuiti di rally e ho iniziato a seguire qualche gara di rally automobilistico. È stato un colpo di fulmine».
Una piccola agenzia ha iniziato a distribuire le sue foto; e lui ha iniziato a credere che questo poteva essere davvero il suo lavoro a tempo pieno. Lasciato il posto fisso, contro il parere della famiglia, inizia l'attività da freelance. Prima in Italia, dove dalle piccole gare cresce fino a seguire il campionato italiano. In seguito l'esperienza e quel minimo di visibilità in campo fotografico lo spinge a rischiare l'avventura internazionale.
«Quando sei freelance devi spesarti tutto da solo», racconta il fotografo. «Anticipi tutte le spese e devi calcolare bene se con il tuo lavoro riuscirai a coprirle oppure no. È un calcolo che deve tenere conto anche dei benefici immateriali e non immediati».
Parla di continuità nel tempo, di copertura del mondiale, della possibilità di scattare fotografie utili in un secondo momento. È in partenza per l'Australia: va a seguire una gara alla quale parteciperà anche Valentino Rossi. «Capisci? Vale la pena avere in archivio qualche sua fotografia durante un rally...». Anche se l'Australia è tanto lontana e i costi del viaggio sono considerevoli.
Il mondiale che ha preferito durante il 2006? Senza dubbio Messico, anche se ogni gara ha delle sue particolarità. «Il percorso di un rally - spiega - si compone di due parti: i tratti di trasferimento e quelli cronometrati. Con un minimo d'esperienza puoi capire quali sono i punti più belli come scenografia, o dove sarà probabile ottenere una fotografia spettacolare. Poi, il rally è bello anche perché puoi fare foto di costume, soprattutto quando sei in luoghi esotici».
E lui, che ha il pass permanente della FIA per il Campionato mondiale di rally, di gente ne ha fotografata tanta: piloti, navigatori, meccanici, gente comune. Primi piani, dettagli, paesaggi. Alcuni dei suoi scatti migliori sono nei tre libri che ha dato alle stampe: Colore rally nel 2004, Fatiche speciali nel 2005, e l'ultimo SensiAzione del 2006.
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