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Era tra i 38 fotografi accreditati ai mondiali di Germania 2006. Quelli della Coppa del mondo vinta dagli italiani, per intenderci. Lui era a bordo campo, con la sua macchina fotografica, il teleobiettivo montato, il pc connesso a internet e il monopiede ben piantato per terra. Luca Eugeni, fotografo di calcio. Campioni del mondo 2006

La partita che ricorda con più emozione è lo scontro diretto Italia-Germania: «Si avvertiva la tensione alla vigilia. Se ne parlava ovunque: nei pub, per la strada e naturalmente negli stadi. C'era il ricordo dell'altro
memorabile scontro nel 1970, il desiderio di ricatto dei tedeschi, la voglia di conferme degli italiani». Il resto è storia. L'Italia vince quell'incontro e il successivo con la Francia. Lui è lì a immortalare l'evento, per lavoro oltre che per passione.

Ma gli inizi sono simili a quelli dei suoi colleghi. «Il calcio, la Formula 1 e il moto Gp sono gli unici settori della fotografia sportiva che effettivamente guadagnano qualcosa: però sono molto chiusi. Si entra iniziando a lavorare con professionisti del settore; oppure con l'accredito di grandi agenzie di stampa, come l'
Ansa, la Reuters, La Presse. Altrimenti resti fuori dal campo. E non c'è storia».

Lui inizia affiancando un fotografo e riprendendo un po' tutto: matrimoni, convention, sport. Nel mondo delle gare Luca Eugeni ci è cresciuto, fino a insegnare tennis e judo. «Ho sempre giocato a pallone» dice. Poi è passato al professionismo fotografico con il sostegno di agenzie fotografiche come la Baumann & Partners e la New Press Service. Oggi lavora per quella che definisce "fondamentalmente un'agenzia", Sport Image, di cui è proprietario insieme ad un altro socio.

Parlare di rapporti amichevoli con i giocatori e con gli altri fotografi sul campo di gioco non è una buona idea. «I calciatori stanno sulle loro. Non hanno certo bisogno di una foto che noi possiamo regalar loro: ne hanno a centinaia. Con i colleghi c'è una guerra senza limiti. Non c'è una bella concorrenza».
Comprensibile. I quotidiani pagano poco una foto pubblicata: hanno un prezzo standard e non importa quanto l'immagine sia grande o la sua posizione nell'impaginazione. Le agenzie, invece, nella maggior parte pagano il pubblicato trattenendosi il 40%. Su 46,48 euro quello che il fotografo guadagna davvero è poco. «Lo sport lo fai se ti piace. Altrimenti scegli un altro modo per lavorare» racconta Luca Eugeni.

Così nascono i libri e le mostre. Con i giochi di panning o di mosso. Per la carta stampata le foto elaborate in questa direzione non vanno bene: serve la cronaca. «La maggior parte delle volte non è nemmeno la fotografia migliore a finire in pagina». Anzi, dice il fotografo, «la grande incognita è scoprire quale foto potrà essere pubblicata». Per esempio, giovedì 2 novembre nella Gazzetta dello sport, sulla partita del Milan erano presenti solo due fotografie, due "testine" in gergo, riprese da due fotogrammi televisivi. Insomma, su una cinquantina di fotografi in campo la sera prima, al giornale hanno scelto qualcos’altro che come qualità lascia molto a desiderare. Fotografi e redazioni sono come «uomo e donna: si incontrano ma spesso non comunicano» afferma trattenendo una risata.

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