Home
Fotografare lo sport
Galleria Fotografica
Tutela dell'Immagine
News ed Eventi
Cerca nel sito
Chi Siamo
Link
Iscriviti!
Contatti
Disclaimer
Pubblicità
Utenti online: 23
Articoli online: 100

La ricerca di stimoli nuovi dietro l'avvicinamento al basket come nuovo campo di lavoro. Giuseppe Celeste, nato nel 1980, si era da sempre dedicato al calcio, prima giocato, poi ripreso in fotografia.

Danilo Gallinari

© Giuseppe Celeste

Un'attività che, da contorno alla sua occupazione principale - era impiegato in una multinazionale di informatica - è diventato un lavoro a tempo pieno. «Volevo provare, c'era mercato e quindi mi sono mosso con l'agenzia Ipa photo di cui sono socio,puntando sulla vendita ai quotidiani nazionali. Abitavo a Milano e quindi c'era la possibilità di fotografare anche squadre che militano in serie A».

Il suo è un lavoro in team con gli altri due membri dell'agenzia e non è centrato esclusivamente sul basket: «Mi spingo in tutti gli sport e per ognuno c'è una tecnica, un lavoro diverso da mettere in atto. Nella pratica, visto che l'agenzia segue la maggior parte degli eventi sportivi, tra di noi esiste una certa "anzianità di servizio" che decide chi deve andare su un campo piuttosto che su un altro. Siamo una piccola società e mandiamo le immagini personalmente dai campi. Non abbiamo altri collaboratori».

Con il tempo ha carpito i trucchi del mestiere e adesso segue una sua prassi. «Mi sono buttato - racconta Giuseppe Celeste - e all'inizio sbagliavo i tempi di scatto, le caratteristiche della focale, mandavo quattro o cinque fotografie buone non appena le avevo perdendo anche delle azioni carine». Ora invece ha un suo schema di lavoro: si sente più a suo agio ai bordi del campo. All'arrivo trova la sua posizione - «siamo in tanti e il posto è decisamente poco» - e scatta per circa metà partita; poi sale in sala stampa e inizia a mandare alle redazioni le sue fotografie. «Tanto prendono le prime che gli arrivano...»

Ai giornali, sembra, non interessino tanto le schiacciate a canestro o il tiro libero. Preferiscono un buon contrasto, un'azione generica. «Negli ultimi due quarti della partita io vedo che foto ho, le modifico, le miglioro di qualità e sono lì quando a fine partita arrivano i giornalisti che chiacchierano della partita. Dai loro discorsi provi a capire su cosa si centrerà l'articolo e scegli di conseguenza. In questo modo ho un notevole vantaggio temporale sui miei colleghi».

bulleri_e_holland

© Giuseppe Celeste

La questione della notiziabilità è importante quando la vendita della tua fotografia è anche la fonte del proprio sostentamento. «Ci sono immagini molto belle ma che sui giornali non andranno mai: non sono adatte alla fotocronaca. Allora le lavori e le metti nel tuo archivio. Altro tempo da dedicare... C'è un'altra differenza importante. Le immagini mandate "in diretta" dai campi sono lavorate in fretta. Nei giorni successivi alla partita, invece, si ha la possibilità di lavorare con più attenzione sulla foto, sulle curve e i livelli, per risultati migliori».

Nonché, di nuovo, sull'archiviazione. Fondamentale. «Non mi fido di cd e dvd - racconta - Sono a rischio graffi e perdita di qualità. Sono più lenti rispetto agli hardisk esterni che o quando ho il pc acceso». Circa seicento immagini ogni partita tra cui scegliere le fotografie da archiviare online per l'agenzia con un infofile - «un lavoro enorme ma produttivo, alla lunga» - e poi un archivio personale con una qualità più alta.

Nella borsa di Giuseppe Celeste ci sono due corpi macchina Canon - la Marc 2N e la 1D. «Per un utilizzo professionale la scelta cade essenzialmente su Canon o Nikon: è un fattore psicologico, perché ci troviamo davanti a qualità dell'immagine simile». Un discorso sulla qualità cui fa da controcanto il rapporto coi giornali: «Il Corriere o la Gazzetta dello sport pagano al stessa cifra se la fotografia è in prima pagina, enorme, o in ultima, piccolissima». Protestare? «Non so quanto valga la pena: trovo sia quasi controproducente».

Vai alla galleria immagini »







Fotografare.net

Edilizia